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L’oppositore Navalny rispedito in cella di punizione

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L’oppositore Navalny rispedito in cella di punizione

MOSCA.  – Alexey Navalny era uscito ieri será dalla cella di punizione, dove aveva trascorso gli ultimi 15 giorni. Stamattina c’è tornato di nuovo, per la quinta volta in appena un mese e mezzo.

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A raccontarlo è Kira Yarmish, la portavoce del più noto tra gli oppositori del Cremlino. E stavolta – sottolinea – il motivo del provvedimento è la sua dura condanna della mobilitazione ordinata da Vladimir Putin per la cosiddetta operazione militare speciale in Ucraina.

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Navalny non ha risparmiato critiche alla chiamata alle armi, e ha esortato la gente a scendere in piazza contro la mobilitazione. Mercoledì 21 settembre, lo stesso giorno del decreto di Putin, il trascinatore delle proteste anti-Cremlino era in collegamento video con il tribunale per una causa contro l’amministrazione del carcere a regime severo nel quale è detenuto per motivi politici, e che lui accusa di violare i suoi diritti.

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“È tutto terribile”, ha detto durante il processo, denunciando che la mobilitazione porterà a “una grande tragedia”. “Per mantenere il suo potere personale, Putin sta tormentando un Paese vicino, ha ucciso persone lì e ora sta inviando un’enorme quantità di cittadini russi in questa guerra”, ha affermato ancora il dissidente.

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Secondo Yarmish – ripresa da Novaya Gazeta Europa – i funzionari del carcere di Melekhovo hanno detto a Navalny di avergli inflitto altri 12 giorni di cella di punizione proprio perché “ha parlato di mobilitazione nell’ultimo processo”. Ma questo non ha certo spento la grinta dell’oppositore. “Se ho il diritto di oppormi a questa mobilitazione criminale, a causa della quale decine di migliaia di persone moriranno senza motivo, starò 12 giorni” in cella di punizione “o quanto ancora servirà. Non mi chiuderete la bocca con questa vostra cella di punizione”, ha detto oggi – secondo il giornale Mediazona – l’oppositore numero uno di Putin, in collegamento video dal carcere per un’altra udienza

In questi anni Navalny è stato l’oppositore più temuto dal Cremlino. Ha organizzato proteste su proteste, e con le popolarissime video-inchieste della sua Fondazione Anticorruzione ha creato più di un grattacapo a Putin e ai suoi alleati. Per poi finire in carcere per accuse giudicate politiche da gran parte della comunità internazionale non appena ha rimesso piede a Mosca da Berlino, dove era stato curato per un avvelenamento che aveva fatto temere a lungo per la sua vita e per il quale l’Occidente sospetta l’intelligence russa

Ora la repressione politica contro Navalny pare continuare anche all’interno del carcere. Dal 12 agosto al 22 settembre l’oppositore ha trascorso ben 35 giorni in cella di punizione per continui provvedimenti ritenuti “un sopruso” delle autorità e che Navalny sta contestando in tribunale. Navalny racconta di essere stato addirittura mandato in una cella di isolamento per tre giorni ad agosto solo perché “il bottone superiore del suo vestito” era “slacciato”

(di Giuseppe Agliastro/ANSA)